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Storia del Costume

Saturday 21 january 2012 6 21 /01 /Gen /2012 11:31

Di Lauren V - Pubblicato in : Storia del Costume

abbigliamento greco

I greci erano un popolo dedito alla pastorizia e all'allevamento, di conseguenza la lana era il tessuto più diffuso. Con l'affermazione della moda ionica intorno al 550 a.C., si diffonde anche l'uso del lino, mentre, durante l'epoca di Alessandro Magno, si diffonderà il cotone, il quale però non verrà mai impiegato in modo significativo.

 

Tra le tinte prevalgono i toni grezzi e i bruni, visto il loro costo minimo, mentre tra i benestanti sono diffusi colori più costosi come il porpora o l'azzurro.

 

Tra le pelli, utilizzano molto il cuoio, usato per la fabbricazione di sandali, cinture, guanti senza dita e berretti.

 

Durante l'età arcaica e classica (VIII-IV secolo a.C.) gli uomini indossano il chitone, nella sua versione più antica e corta: si tratta del cosiddetto exomide, che arriva a metà coscia ed è allacciato su una spalla sola.

 

Una veste più lunga è il poderes, che arriva fino ai piedi ed è trattenuta da una fascia in stoffa o pelle incrociata sul petto e dietro le spalle. Per proteggersi dal freddo si usa la kleana, un mantello primordiale usato anche come coperta per la notte.

 

Un capo molto più raffinato è l'himation, il tipico mantello greco, formato da un rettangolo di lana drappeggiato intorno al corpo. Tale capo poteva essere indossato anche senza il chitone sotto, e questa usanza era indice di uno stile di vita austero e semplice, mentre, al contrario, era vietato uscire di casa con il solo chitone.

 

Un'altra tipologia di mantello è la clamide, il mantello militare per eccellenza, anch'esso in lana ma chiuso da una fibbia sulla spalla destra.

 

Per quanto riguarda le donne, nei tempi più arcaici esse indossavano una tunica di lana in un solo pezzo, oppure un corto corpetto abbinato ad una gonna lunga fino alle caviglie, dritta e piuttosto attillata.

 

abbigliamento greco 3

 

A questo semplice abbigliamento subentra il chitone dorico, costituito da un unico rettangolo di lana che viene fissato sulle spalle per mezzo di spille e fibule.

 

Simile è il chitone diploide, in cui il tessuto in eccedenza puo essere ripiegato in altezza in modo da formare una corta mantellina che, trattenuta in vita da una cintura, da l'impressione di una blusa separata dalla gonna.

 

Molto più leggere è il chitone ionico, un rettangolo di lino leggero fissato da fibule lungo le spalle e le braccia, e cucito sui fianchi; è stretto in vita da una cintura e sblusato. Spesso le cinture possono essere due, una sotto il seno e l'altra all'altezza del bacino, così da formare una sblusatura a "palloncino" che viene definita kolpos. Siccome il lino è un tessuto leggero, il capo poteva essere arricchito da piegoline irregolari, ottenute torcendo a S il lino dopo averlo bagnato.

 

Come gli uomini, anche le donne possono indossare sia la klaena e l'himation, mentre, riservato al solo sesso femminile è l'egkuklion, un corto mantello di origine ionica.

 

Le calzature maggiormente impiegate da entrambe i sessi sono i sandali, costituiti da una suola in cuoio o legno e da sottili strisce di pelle, cuoio o stoffa da intrecciare sul dorso e sul collo del piede. Spesso queste calzature sono colorate in modo vivace.

 

Riservati a cacciatori e cavalieri sono invece degli alti stivali in pelle, alti fino a metà polpaccio e chiusi sul davanti  da lacci in pelle intrecciati. Comunque, è considerato naturale anche camminare scalzi.

 

Durante l'età ellenistica, nel guardaroba maschile viene introdotto il kolobus, una tunica corta fino al ginocchio e dotata di maniche attillate lunghe fino al polso e riccamente ricamata lungo la scollatura, l'orlo inferiore e sulle spalle.  Questo capo è di chiarissima derivazione orientale.

 

Mentre, per quanto riguarda l'abbigliamento femminile, i capi diventarono più voluminosi di quelli precedenti, specialmente il chitone, si fa più ampio e viene arricchito da ricami. Anche l'himation si fa più largo e viene drappeggiato in modo sempre più complicato e personale.

 

abbigliamento greco 2

 

Per quanto riguarda i copricapi, i greci si limitano a coprire il capo con un lembo dell'himation, mentre, per i lunghi viaggi si usa il petaso, copricapo in feltro con calotta rotonda e una piccola tesa.

Le donne usano la tholia, realizzata da paglia intrecciata a forma conica.

 

I loro capelli vengono acconciati invece in modi diversi: i giovinetti li lasciano crescere, acconciandoli in piccoli boccoli, oppure raccogliendoli in nodi complicati sulla nuca, poi, giunti all'età adulta, li tagliano per offrirli alle divinità.

 

Gli uomini hanno dunque i capelli corti, arricciati in morbide onde attorno al volto. In epoca arcaica portavano anche la barba, appuntita sul mento.

 

Le chiome femminili sono sempre lunghe. Nell'età arcaica lasciavano scendere i capelli inanellati liberi sulle spalle, trattenuti da un semplice diadema, mentre, a partire dall'età classica, vengono raccolti sulla sommità del capo o sulla nuca.

 

Una tra le più diffuse è l'acconciatura denominata anademata, in cui i capelli venivano screminati al centro della testa, raccolti sulla nuca e racchiusi in un fazzoletto colorato, trattenuto da piccole fasce in pelle o tessuto.

 

Anch'essi, come tanti altri popoli arcaici, amano ornare il loro corpo. I monili più diffusi sono fibule e spilloni che, oltre alla funzione decorativa, uniscono lo scopo pratico di appuntare chitoni e mantelli. Le donne sfoggiano  spesso orecchini a disco, a navicella o a spirale, e collane, ornate da perle e da pendenti  decorativi, indossate spesso da spalla a spalla.

 

Per quanto riguarda la cosmesi, usano curare la propria pelle con l'olio d'oliva, che aveva la duplice funzione di sapone e di emolliente in grado di proteggere la pelle dal sole e dal vento. Usano la biacca, un composto a base di piombo, molto dannoso, a mo' di cipria. Sul viso utilizzano anche il khol, per cerchiare gli occhi, e poi truccarli con la fuliggine.

 

Le guance vengono truccate con la polpa di more e fichi, mentre per le labbra di usa il miltos.

 

 

 

fonte: "Le Arti Della Moda" di Anna Florenzi

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Wednesday 4 january 2012 3 04 /01 /Gen /2012 12:55

Di Lauren V - Pubblicato in : Storia del Costume

abbigliamento cretese

 

La fibra più diffusa è la lana, tessuta su telai in legno di tipo verticale dalle dimensioni piuttosto ridotte, molto comune è anche il lino. Dall'isola di Cos, a nord-est di Creta, giunge un particolare tipo di seta, la bombicina, prodotto da un insetto locale.

 

Sia cretesi che micenei amano i colori vivaci, quindi tingono le loro stoffe in tutte le tonalità che i coloranti vegetali, minerali e animali sono in grado di offrire: accanto alla porpora del murex e a varie tonalità di rosso, troviamo anche il giallo squillante del cartamo  e dell'acetosa, il nero denso dell'inchiostro di seppia, i bruni della noce di galla e del mirto.

 

Sembra che sia praticata anche l'arte del ricamo. Trovano largo uso anche le pellicce.

 

Larghissimo utilizzo trova poi il cuoio, impiegato per realizzare perizomi, cinture maschili e calzature.

 

Il costume maschile delle origini è molto semplice: gli uomini, quasi sempre a torso nudo, indossano un gonnellino rigido e corto, aperto ai lati, sovrapposto a un perizoma e viene trattenuto in vita da un'alta cintura.

 

Dalla fine del XVI secolo a.C. si diffonde un'altra foggia, un triangolo di stoffa o di cuoio. L'angolo al vertice è fatto passare in mezzo alle gambe per ricongiungersi con i due angoli laterali.

 

Per proteggersi dal freddo durante la stagione invernale si utilizzano cappe e mantelli rettangolari di lana pesante e pellicce, persino una sorta di rudimentale incerata ottenuta impermeabilizzando una tela in lino o canapa con l'olio.

 

Il costume femminile è molto più elaborato, caratterizzato da una tipica sagoma a campana, con il busto fortemente spinto in avanti. Dapprima realizzato in un unico pezzo arricchito da falpalà (striscia di stoffa arricciata) sulla gonna, trova la sua forma definitiva con l'articolazione  in due pezzi distinti: un corpetto attillatissimo con maniche di media lunghezza ma che lascia scoperto il seno, e una gonna scampanata a balze regolari, spesso realizzate con riquadri di stoffa dalle tinte contrastanti a ottenere un effetto a scacchiera.

 

Corpino e gonna sono raccordati da un'alta cintura e da un corto grembiulino che scende sia davanti che dietro. Questa tipologia evolve in epoca micenea in una singolarissima gonna-pantalone.

 

Le calzature, quasi tutte realizzate in cuoio, possono essere distinte in due tipologie: stivali alti a metà polpaccio che presentano spesso la punta rivolta verso l'alto; sandali allacciati per mezzo di stringhe. In epoca micenea le calzature femminili sembrano arricchirsi di un tacco piuttosto alto. In casa e durante le cerimonie si rimane scalzi.

 

Per quanto riguarda le acconciature, sia uomini che donne acconciano i loro capelli con boccoli morbidi ed ordinati che scendono armoniosamente sulla schiena; il volto è incorniciato da due ciocche inanellate. Spesso le donne rialzano le chiome sulla sommità del capo, raccogliendole in complicati nodi ornati da perline e lasciandole poi ricadere libere sulle spalle.

 

Piuttosto variato appare il panorama dei copricapi. Accanto  a quelli rituali o dal chiaro significato simbolico, come la corona sfoggiata dal cosiddetto Principe dei Gigli, gli uomini adottano berretti in pelle o stoffa e particolari turbanti, appiattiti sulla sommità del capo.

 

Decisamente più elaborati quelli femminili, alcuni dei quali appaiono raffinatissimi, sia per i materiali impiegati, come le piume di struzzo, sia per la linea decisamente verticale.

 

Cretesi e Micenei sono anche ottimi orafi, infatti l'arte orafa appare molto avanzata. L'oro viene lavorato a granulazione e laminazione per creare sagome pendenti , spille, braccialetti, diademi spesso ispirati a motivi vegetali o animali. Al metallo si accompagnano le pietre dure e la faience, una pasta vetrosa. Con l'avvento dei micenei prendono piede gli anelli.

 

Per quanto riguarda la cosmesi, si preparano olii e unguenti emollienti e profumati. Truccavano gli occhi, sottolineandone il contorno con un tratto nero,e le guance e le labbra, con toni accesi grazie alla polvere di minio mescolata al grasso o all'olio.

 

 

fonte: "Le arti della moda" di Anna Florenzi.

 


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Thursday 15 december 2011 4 15 /12 /Dic /2011 17:38

Di Lauren V - Pubblicato in : Storia del Costume

 

abbigliamento ebreo

 

Nel guardaroba ebraico era molto diffusa la lana, insieme al lino e alla canapa. Erano tessuti dalle donne in pezze rettangolari piuttosto grandi, chiamate sindon.

 

I nobili e i benestanti utilizzavano anche il bisso, una fibra robusta e serica di colore giallastro. Era una fibra costosissima e piuttosto rara, che proveniva dall'Egitto.

 

Assolutamente vietate per motivi religiosi sono le mischie di tessuto, quindi ogni fibra veniva tessuta da sola.

 

Tra i colori più diffusi ci sono il porpora, il violetto e il bianco. Comuni tra giovani e fanciulle sono anche gli abiti variopinti, decorati a bande o a righe verticali.

 

Per quanto riguarda il loro abbigliamento, è difficile ricostruire con precisione i loro capi, a causa della proibizione religiosa di ritrattare la figura umana.

 

Un capo certo è il kotonet, capo-base sia maschile che femminile, è una leggera tunica utilizzata come camiciola intima.

 

Sotto l'influenza babilonese, al di sopra gli uomini indossavano il mehil, una tunica di origine siriana dalle maniche lunghe e strette, spesso con l'orlo inferiore decorato da piccoli sonagli tintinnanti. E' cinta da una fascia di stoffa che poggia sui reni ed è parzialmente coperta da una sopravveste aperta davanti, realizzata prima in lana, successivamente in lino.

 

Completa l'abbigliamento un mantello. Esclusivo appannaggio sacerdotale è invece l'efod, un drappo congiunto sul petto da due fibbie d'oro con incisi i dodici nomi delle tribù d'Israele.

 

L'abbigliamento femminile corrisponde nella tipologia a quello maschile, ma i capi sono più lunghi  più ampi. il capo è coperto da un velo finissimo che nasconde parte del volto, mentre il seno è sostenuto da un pettorale detto petigil.

 

A volte sotto la tunica possono indossare dei pantaloni, fittamente decorati da ricami e da intarsi in pietre dure e semipreziose.

 

Le calzature sono chiuse, coprono completamente il collo del piede e spesso anche la caviglia.

 

Girare a capo scoperto èconsiderato segno di lutto e di malattia, quindi deve essere costantemente coperto da un berretto bianco simile a un turbante, realizzato in lino o in cotone. I capelli sono generalmente lunghi e ricci in entrambe i sessi. Le donne usavano intridere le chiome con unguenti profumati.

 

 

fonte: "Le arti della moda" di Anna Florenzi.

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Tuesday 29 november 2011 2 29 /11 /Nov /2011 17:55

Di Lauren V - Pubblicato in : Storia del Costume

 

Un ruolo principale nel guardaroba degli egiziani è svolto dal lino, particolarmente fresco e confortevole sulla pelle e dunque adatto al clima caldo e secco del paese.

 

abbigliamento egiziano 2

 

Caratteristica è poi l'usanzadi pieghettare il tessuto mediante l'impiego di appositi strumenti in legno e di sostanze apprettanti, che, unitamente all'azione dell'acqua e del sole, donano alle tele delle pieghe a fisarmonica piuttosto regolari e ordinate.

 

Poco usata invece era la lana, considerata una fibra impura perchè di origine animale e, in quanto tale, preclusa alla casta sacerdotale. Diffusione tardiva hanno invece il cotone e la seta, quest'ultima comparsa in seguito alla conquista macedone.

 

Il colore predominante è senz'altro il bianco, vengono utilizzati a volte anche il rosso e  l'azzurro.

 

Per quanto riguarda la pelle, gli egiziani eseguono diversi tipi di concia: da quella minerale all'allume a quella vegetale al tannino, a quella a base di olio. Viene utilizzato anche il cuoio, soprattutto per realizzare i sandali, le corrazze dei soldati o per rivestire i carri da guerra.

 

Particolare è l'uso di pelle di leopardo intera che avvolge il corpo dei sacerdoti durante le funzioni religiose.

 

abbigliamento egiziano

 

Gli uomini, generalmente a torso nudo, indossano il pano, una sorta di gonnellino composto da due parti distinte: un rettangolo leggermente svasato, trattenuto in vita da una cintura e indossato a mo' di perizoma, a cui si sovrappone un telo semicircolare, avvolto attorno ai fianchi e incrociato sul davanti.

 

Un altro capo è lo skentis, veste lunga fino alle caviglie utilizzata dagli scribi. E' composto da tre diversi elementi: riprende il perizoma ed il telo propri del pano e li arricchisce di una fascia dai complicati drappeggi che trattiene la veste in vita.

 

Un'altra veste è la kalasiris, un abito aderente, lungo fino alle caviglie e realizzato in un solo pezzo di lino bianco non pieghettato, spesso sostenuto alle spalle da due larghe bretelle, che possono coprire il seno oppure lasciarlo nudo.

Spesso su questo indumento si indossano delle reticelle di perline vitree colorate che formano motivi di losanghe variopinte, oppure corti mantelli di lino pieghettato.

 

L'uso delle calzature è limitato a poche classi sociali e a occasioni particolari, infatti comunemente si cammina scalzi

 

La tipologia più diffusa è senz'altro il sandalo infradito con la punta leggermente rivolta verso l'alto, secondo una moda di origine orientale.

 

abbigliamento egiziano 3

 

Per prescrizioni religiose, ma anche motivi di igiene, gli egiziani usavano radere il capo, anche se questa pratica era obbliatoria solo per la casta sacerdotale. Tutti indossavano parrucche confezionate con crini, fibre vegetali o lana, acconciate in piccole trecce regolari o in boccoli.

 

Sulla sommità delle parrucche veniva fissato un piccolo cono di gelatina, o cera profumata, che con il calore si scioglieva intridendo la capigliatura, con la duplice funzione di emanare un odore gradevole e allontanare le zanzare.

 

Particolare è la treccia della giovinezza, che orna la testa dei fanciulli: questi rasano completamente il capi, con l'eccezione di una lunga ciocca sul lato destro della testa, in cui viene fatta la treccia.

 

Poco diffuzo è il klaft, un fazzoletto di lino a strisce orizzontali annodato sulla nuca, con due ciocche pendenti ai lati della testa.

 

Per quanto riguarda i monili, quelli più diffusi sono gli alti bracciali indossati sull'omero, e l'hosckh, imponente collare a più ranghi che puo essere completato da un pendente ricamato sul petto.

 

Gli egiziani dedicano molto spazio alla cura del loro corpo. Questo viene accuratamente depilato e lavato con una miscela di acqua e carbonato di calce naturale, i gomiti e le ginocchia sono sfregate con la pietra pomice, molto utilizzati sono gli olii emollienti di palma, noce e oliva.

 

Per truccare il viso si cospargono una polvere giallo ocra, che dona riflessi dorati alla pelle, le guance si sottolineano con l'ocra rossa e, infine, intorno agli occhi si passa il khol che, oltre a proteggere l'occhio dalla sabbia, ne sottolinea il contorno. Sulla palpebra superiore si applicano tinte accese, come il verde o il turchese. Le sopracciglia vengono rasate e ridisegnate con uno spesso strato di khol.

 

Le labbra vengono tinte con un impasto di grasso ed ocra rossa, mentre le unghie di mani e piedi sono ravvivate dai toni accesi dell'hennè.

 

 

fonte: "Le arti della moda" di Anna Florenzi

 


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Sunday 20 november 2011 7 20 /11 /Nov /2011 11:33

Di Lauren V - Pubblicato in : Storia del Costume

BUONGIORNO LETTORI E BUONGIORNO LETTRICI, OGGI VI PARLERO' DELL'ULTIMO POPOLO MESOPOTAMICO, CHE ARRIVO' IN QUESTA TERRA NEL VI SECOLO a.C. E DOMINO' L'IRAN. LA CIVILTA' E' QUINDI QUELLA DEI PERSIANI, A LUNGO VISSUTA SULLA REGIONE DEGLI ALTIPIANI, CHE SI TRASFORMA DA NOMADE  A CIVILTA' GUERRIERA.

 

 

abbigliamento persiani

I Persiani provengono da un altopiano, dunque sono abituati ad un clima più rigido rispetto alle altre civiltà mesopotamiche.

 

Quando arrivarono in Mesopotamia fanno largo uso di pellicce e, accanto alla tessitura, utilizzano anche il procedimento della feltratura, grazie al quale ottenevano stoffe più calde.

 

Ben presto si adattano alle nuove condizioni climatiche e adottano anche lo stile sfarzoso e lussuoso delle corti orientali. Dunque compaiono stoffe leggerissime, che lasciano intravedere la forma del corpo, dalle eleganti decorazioni geometriche.

 

Tra i colori prediligevano le tonalità scure come il blu e il marrone, abbinati al giallo e all'ocra.

 

L'abbigliamento maschile è desumibile solo da fonti iconografiche e alla base ritroviamo ancora la kandis, lunga tunica frangiata sopra alla quale si indossa una seconda tunica, più ricca, spesso decorata da alti galloni ricamati posti lungo il bordo inferiore e trattenuta in vita da un'alta cintura.

 

Le kandis del re sono tinte in porpora e sono dotate di maniche molto più ampie, decorate da bande trasversali di colore bianco.

 

 

Gli arceri del palazzo di Persepoli indossano una tunica decorata lungo tutti gli orli da alte fasce ricamate con motivi geometrici e floreali stilizzati, dotata di larghe maniche svasate le cui parti superiori ed inferiori sono di due colori diversi.

 

Un altro capo d'abbigliamento caratteristico di questo popolo è l' anaxyrides, pantaloni attillati lunghi fino alle caviglie e riccamente ornati da ricami.

 

Al re era riservata una veste d'onore, composta da due rettangoli cuciti lungo i lati e con un'apertura per la testa. 

 

Tra le calzature predominano gli stivali, di varia altezza, che possono giungere fino alla coscia.

 

Per quanto riguarda le acconciature, le chiome degli arcieri erano composte di file ordinate di piccoli riccioli, racchiusi in una sorta di diadema di stoffa.

 

Numerosi invece i copricapi: cappello bombato in feltro, un altro a forma tronco-conica rovesciata in feltro bianco. Particolarissimo e il bashliq, un cappuccio di lana fortemente appuntito, riconducibile alle origini nomadi del popolo persiano.

 

 

fonte: "Le arti della moda" di Anna Florenzi.

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Friday 11 november 2011 5 11 /11 /Nov /2011 14:22

Di Lauren V - Pubblicato in : Storia del Costume

BUONGIORNO LETTORI E BUONGIORNO LETTRICI, OGGI TORNO A PARLARVI DELLE CIVILTA' MESOPOTAMICHE, IN PARTICOLARE ANALIZZERO' I COSTUMI DEI BABILONESI E DEGLI ASSIRI.

 

 

abbigliamento babilonese

 

Sia i Babilonesi che gli Assiri erano popoli amanti del lusso e dello sfarzo, così, per le loro vesti, utilizzavano stoffe ricche e pesanti, dalla superficie liscia, così da poterle facilemente decorare. Amavano i colori accesi e vivaci, come il rosso, il giallo e il verde.

 

Tra i tessuti utilizzati spiccavano la lana, utilizzata in toni scuri, e il lino, anche se in misura minore.

 

L'abbigliamento assiro-babilonese è simile a quello sumero, da cui riprende il motivo delle frange e della sovrapposizione del tessuto, con l'unica differenza che i sumeri preferiscono il drappeggio, mentre gli assiri e i babilonesi ricorrono al taglio e alla confezione del capo.

 

Il capo più caratteristico del loro guardaroba è il kandis, una tunica dalla scollatura rotonda, dalla linea leggermente svasata e dalla lunghezza variabile, con maniche aderenti e lunghe fino al polso. Su di essa si poteva indossare anche una seconda tunica più corta, dotata di orlo fangiato, oppure ci si avvolge il kaunace, uno scialle a frange molto ampio, poggiato sulla spalla sinistra.

 

La kandis si ritrova anche nell'abbigliamento femminile, con alcune differenze, come ad esempio la manica è più corta e le decorazioni sono più vistose. La donna è poi coperta da uno scialle, avvolto a spirale attraverso il busto e ricadente lungo il fianco sinistro.

 

Sia uomini che donne sono sempre raffigurati scalzi, solo in alcuni rilievi indossano dei sandali in pelle o cuoio.

 

Per quanto riguarda le acconciature, gli uomini sfoggiano una chioma ondulata con barba quadrangolare; le donne hanno una chioma scriminata al centro della testa e raccolta in un nodo sulla nuca.

 

Il loro copricapo caratteristico è il kirbase, che ha la forma a tronco di cono ed è riservato agli uomini.

 

Entrambe le popolazioni fanno largo uso di gioielli, in particolare di alti bracciali, indossati ai polsi o sull'omero.

 

 

fonte: "Le arti della moda" di Anna Florenzi"

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Tuesday 1 november 2011 2 01 /11 /Nov /2011 12:02

Di Lauren V - Pubblicato in : Storia del Costume

BUONGIORNO LETTORI E BUONGIORNO LETTRICI. OGGI CONTINUO CON LA SEZIONE DEDICATA ALLA STORIA DEL COSTUME E VI ILLUSTRERO' I COSTUMI USATI DA UNA CIVILTA' MESOPOTAMICA, UNA DELLE PRIME GRANDI CIVILTA' URBANE SVILUPPATASI INTORNO AL 3000 a.C. : I SUMERI.

 


abbigliamento sumeri

 

L'abbigliamento dei Sumeri e le relative materie prime utilizzate, sono molto ambigui.

 

Da alcuni reperti è possibile notare che i dignitari e i funzionari di corte avevano i fianchi fasciati da una gonna leggermente svasata e lunga fino al polpaccio, denominata kaunakès (figura 1).

 

Lo stesso nome è utilizzato per definire il materiale con il quale tale gonna è confezionata, di cui però non si conosce la natura. Potrebbe trattarsi di un tessuto realizzato con un procedimento simile a quello adottato per intrecciare i tappeti, dove alla trama vengono annodati fiocchi di lana che creano l'effetto di ricche balze sovrapposte.

 

Però in alcuni bassorilievi, la pelliccia degli animali viene raffigurata con lo stesso motivo, dunque il kaunakès potrebbe anche essere pelle di pecora o di montone con la lana pettinata e tagliata in balze regolari.

 

Certa è invece l'impiego di pelli di pecora e capra, conciate con l'allume. Le pelli inoltre trovano diversi utilizzi, come ad esempio il cuoio bianco impiegato tanto per cucire le gonne tanto per ricoprire le ruote dei carri da guerra.

 

In un periodo più tardo è attestato anche l'utilizzo di fibre vegetali.

 

Sono state rinvenute anche delle pezzuole dai bordi sia lisci che sfrangiati, spesso decorate con motivi geometrici semplici, come losanghe o quadrati intessuti in fili di colore contrastante.

 

Oltre il kaunakès, un altro indumento indossato dagli Sumeri, era la tunica, indossata soprattutto dalle donne. Essa era dotata di scollatura rotonda e maniche che scendevano a coprire gli avambracci (figura 3).

 

Una altro modo per vestirsi, era con un rettangolo di stoffa drappeggiato intorno al corpo: veniva passato sotto l'ascella destra, si avvolgeva intorno al corpo per ricadere poi in avanti sulla spalla sinistra e coprire il braccio (figura 2).

 

Per quanto riguarda le calzaure, generalmente i Sumeri camminavano sclazi, solo i sovrani indossavano babbucce in pelle, molto accollate e con la punta rivolta verso l'alto. Sempre questi ultimi, indossavano anche un copricapo a tronco di cono, molto basso ed appiattito.

 

Molto diffusi erano anche i monili, soprattutto bracciali e collane a uno o più fili, composti da lapislazzuli, corniole o agate alternate a perline dorate. L'oro era utilizzato anche per creare dei pendenti per orecchini e le stesse collane o bracciali.

 

I Sumeri usavano anche truccare il loro corpo, così particolarmente truccati erano i loro occhi, cerchiati dal bistro, che, oltre la sua funzione estetica, proteggeva anche le palpebre da irritazioni e infezioni. Facevano anche largo uso di profumi.

 

 

fonte: "Le arti della moda" di Anna Florenzi.


 


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Saturday 22 october 2011 6 22 /10 /Ott /2011 13:52

Di Lauren V - Pubblicato in : Storia del Costume

CARE LETTRICI E CARI LETTORI, OGGI INIZIO UN NUOVO ARGOMENTO: LA STORIA DEL COSTUME. CHI STUDIA O E' APPASSIONATO DI MODA NON PUO' NON CONOSCERE COME SI E' EVOLUTO L'ABBIGLIAMENTO NEL CORSO DEI SECOLI, COSI' OGGI VI RACCONTERO' COME L'UOMO HA INIZIATO A VESTIRSI E SOPRATTUTTO CON COSA.

 

 

Il primo tipo di abbigliamento per l'uomo è stata la pelle degli animali, utilizzata soprattutto per proteggersi dal freddo.

 

La pelle però risultava molto marcescibile a causa del suo alto contenuto proteico, si seccava troppo in fretta e diventava dura e rigida, diventando inutilizzabile. Così l'uomo primitivo ha dovuto escogitare delle tecniche per prevenire questo comportamento delle pelli e una prima soluzione è stata quella di masticarle a lungo e lentamente, oppure inumidendole con acqua e battendole con un martello di legno. Un'altra tecnica era quella di intridere le pelli con olii e grassi di origine animale.

 

Ma le tecniche appena descritte erano tutte molto laboriose e richiedevano molto tempo, così fu necessario scoprire qualche altro metodo per lavorare le pelli: la concia vegetale.

Questa lavorazione consisteva nel ricorrere alle cortecce di alcuni alberi ricche di sostanze amidacee che fermentando producevano acidi organici, i quali rendevano le fibre più elastiche e resistenti.

 

Secondo questo procedimento, le pelli venivano disposte in una buca alternate a strati di corteccia; la buca veniva poi riempita d'acqua la quale contribuiva a trasferire l'acido tannico dalla corteccia alle pelli.

 

Nello stesso periodo si affermarono anche le prime tecniche di lavorazione delle fibre di origine animale, principalmente la lana di capra e pecora. Tra i metodi più antichi c'è la feltratura che sfrutta le caratteristiche della fibra di lana, la cui cuticola più esterna è costituita da una serie di piccole squame che si agganciano l'una all'altra.

 

Nel corso del Neolitico si sviluppa anche la tecnica della tessitura di fibre animali e vegetali, con telai in legno molto rudimentali, composti da una serie di fili paralleli disposti verticalmente, che costituiscono l'ordito del tessuto, che vengono intrecciati orizzontalmente con un filo continuo, la trama. Le pezze tessute sono piuttosto piccole e per realizzare i veri capi d'abbigliamento vengono unite tra loro e cucite.

 

Per cucire si utilizzava un filo costituito da tendini di animali o da fibre vegetali. Solo nel 20.000 a.C. comparirà l'ago con la cruna, in osso levigato o in avorio.

 

abbigliamento preistorico

 

 

La testimonianza per eccellenza di come vestiva l'uomo preistorico ci è fornita da Oetzi, la Mummia di Similaun, conservata dal ghiaccio e ritrovata nel 1991 al confine tra Italia e Austria.

 

Essa risale al IV millennio a.C. ed è un buon esempio dell'abbigliamento maschile tipico nell'età del rame (Neolitico).

Oetzi non indossa nessuna fibra tessuta e i suoi indumenti sono realizzati in pelle conciata ed erba e cuciti per mezzo di tendini animali.

 

Tra i capi indossati ci sono: un mantello semicircolare di erba intrecciata che arriva fin sotto le ginocchia; una tunica a maniche lunghe , aperta sul davanti, lunga fino al ginocchio e costituita da porzioni rettangolari di pelle di capra, disposte verticalmente e cucite tra loro con punti piuttosto regolari; calzoni realizzati in pelle di capra; perizoma in pelle, che passa in mezzo alle gambe ed è trattenuto in vita da una cintura anch'essa in pelle; le scarpe, per le quali vengono utilizzate due tipi di pelle: pelliccia d'orso e pelle di cervo. All'interno della suola è presente una sorta di rete costituita da fili d'erba alpina intrecciati, che trattiene un'imbottitura di paglia; infine, un berretto in pelliccia d'orso.

 

Gli uomini preistorici erano anche molto attenti a decorare la propria immagini con gioielli e monili. Questi erano usati soprattutto per i defunti, i quali venivano ornati con collane e pendenti realizzati con diversi materiali: denti di animali carnivori, conchiglie, perline oblunghe ricavate dalle zanne dei mammut.

 

Nel corso del Neolitico e fino all'Eneolitico l'oro diventa il segno distintivo del corredo funebre di sovrani e personaggi eminenti.

 

 

fonte: "Le Arti della moda" di Anna Florenzi


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