I greci erano un popolo dedito alla pastorizia e all'allevamento, di conseguenza la lana era il tessuto più diffuso. Con l'affermazione della moda ionica intorno al 550 a.C., si diffonde anche l'uso del lino, mentre, durante l'epoca di Alessandro Magno, si diffonderà il cotone, il quale però non verrà mai impiegato in modo significativo.
Tra le tinte prevalgono i toni grezzi e i bruni, visto il loro costo minimo, mentre tra i benestanti sono diffusi colori più costosi come il porpora o l'azzurro.
Tra le pelli, utilizzano molto il cuoio, usato per la fabbricazione di sandali, cinture, guanti senza dita e berretti.
Durante l'età arcaica e classica (VIII-IV secolo a.C.) gli uomini indossano il chitone, nella sua versione più antica e corta: si tratta del cosiddetto exomide, che arriva a metà coscia ed è allacciato su una spalla sola.
Una veste più lunga è il poderes, che arriva fino ai piedi ed è trattenuta da una fascia in stoffa o pelle incrociata sul petto e dietro le spalle. Per proteggersi dal freddo si usa la kleana, un mantello primordiale usato anche come coperta per la notte.
Un capo molto più raffinato è l'himation, il tipico mantello greco, formato da un rettangolo di lana drappeggiato intorno al corpo. Tale capo poteva essere indossato anche senza il chitone sotto, e questa usanza era indice di uno stile di vita austero e semplice, mentre, al contrario, era vietato uscire di casa con il solo chitone.
Un'altra tipologia di mantello è la clamide, il mantello militare per eccellenza, anch'esso in lana ma chiuso da una fibbia sulla spalla destra.
Per quanto riguarda le donne, nei tempi più arcaici esse indossavano una tunica di lana in un solo pezzo, oppure un corto corpetto abbinato ad una gonna lunga fino alle caviglie, dritta e piuttosto attillata.
A questo semplice abbigliamento subentra il chitone dorico, costituito da un unico rettangolo di lana che viene fissato sulle spalle per mezzo di spille e fibule.
Simile è il chitone diploide, in cui il tessuto in eccedenza puo essere ripiegato in altezza in modo da formare una corta mantellina che, trattenuta in vita da una cintura, da l'impressione di una blusa separata dalla gonna.
Molto più leggere è il chitone ionico, un rettangolo di lino leggero fissato da fibule lungo le spalle e le braccia, e cucito sui fianchi; è stretto in vita da una cintura e sblusato. Spesso le cinture possono essere due, una sotto il seno e l'altra all'altezza del bacino, così da formare una sblusatura a "palloncino" che viene definita kolpos. Siccome il lino è un tessuto leggero, il capo poteva essere arricchito da piegoline irregolari, ottenute torcendo a S il lino dopo averlo bagnato.
Come gli uomini, anche le donne possono indossare sia la klaena e l'himation, mentre, riservato al solo sesso femminile è l'egkuklion, un corto mantello di origine ionica.
Le calzature maggiormente impiegate da entrambe i sessi sono i sandali, costituiti da una suola in cuoio o legno e da sottili strisce di pelle, cuoio o stoffa da intrecciare sul dorso e sul collo del piede. Spesso queste calzature sono colorate in modo vivace.
Riservati a cacciatori e cavalieri sono invece degli alti stivali in pelle, alti fino a metà polpaccio e chiusi sul davanti da lacci in pelle intrecciati. Comunque, è considerato naturale anche camminare scalzi.
Durante l'età ellenistica, nel guardaroba maschile viene introdotto il kolobus, una tunica corta fino al ginocchio e dotata di maniche attillate lunghe fino al polso e riccamente ricamata lungo la scollatura, l'orlo inferiore e sulle spalle. Questo capo è di chiarissima derivazione orientale.
Mentre, per quanto riguarda l'abbigliamento femminile, i capi diventarono più voluminosi di quelli precedenti, specialmente il chitone, si fa più ampio e viene arricchito da ricami. Anche l'himation si fa più largo e viene drappeggiato in modo sempre più complicato e personale.
Per quanto riguarda i copricapi, i greci si limitano a coprire il capo con un lembo dell'himation, mentre, per i lunghi viaggi si usa il petaso, copricapo in feltro con calotta rotonda e una piccola tesa.
Le donne usano la tholia, realizzata da paglia intrecciata a forma conica.
I loro capelli vengono acconciati invece in modi diversi: i giovinetti li lasciano crescere, acconciandoli in piccoli boccoli, oppure raccogliendoli in nodi complicati sulla nuca, poi, giunti all'età adulta, li tagliano per offrirli alle divinità.
Gli uomini hanno dunque i capelli corti, arricciati in morbide onde attorno al volto. In epoca arcaica portavano anche la barba, appuntita sul mento.
Le chiome femminili sono sempre lunghe. Nell'età arcaica lasciavano scendere i capelli inanellati liberi sulle spalle, trattenuti da un semplice diadema, mentre, a partire dall'età classica, vengono raccolti sulla sommità del capo o sulla nuca.
Una tra le più diffuse è l'acconciatura denominata anademata, in cui i capelli venivano screminati al centro della testa, raccolti sulla nuca e racchiusi in un fazzoletto colorato, trattenuto da piccole fasce in pelle o tessuto.
Anch'essi, come tanti altri popoli arcaici, amano ornare il loro corpo. I monili più diffusi sono fibule e spilloni che, oltre alla funzione decorativa, uniscono lo scopo pratico di appuntare chitoni e mantelli. Le donne sfoggiano spesso orecchini a disco, a navicella o a spirale, e collane, ornate da perle e da pendenti decorativi, indossate spesso da spalla a spalla.
Per quanto riguarda la cosmesi, usano curare la propria pelle con l'olio d'oliva, che aveva la duplice funzione di sapone e di emolliente in grado di proteggere la pelle dal sole e dal vento. Usano la biacca, un composto a base di piombo, molto dannoso, a mo' di cipria. Sul viso utilizzano anche il khol, per cerchiare gli occhi, e poi truccarli con la fuliggine.
Le guance vengono truccate con la polpa di more e fichi, mentre per le labbra di usa il miltos.
fonte: "Le Arti Della Moda" di Anna Florenzi










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